ISPER HR Review
Settimanale sul mondo HR
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ISSN 3035-4420 - ISPER HR Review
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L’articolo evidenzia come la difficoltà di attrarre candidati non sia solo economica, ma spesso legata a una debolezza nella narrazione dei ruoli.
Le persone cercano sempre più significato, coerenza e identità nel lavoro, oltre a retribuzione e benefit.
La job description diventa quindi un atto culturale e non solo descrittivo, capace di influenzare percezioni e scelte.
Un approccio narrativo all’employer branding, fondato su autenticità e allineamento tra promessa e realtà, può rafforzare l’attrattività dei ruoli.
Per le HR, la scrittura emerge come leva strategica per connettere bisogni organizzativi e aspettative individuali.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell’affidamento del datore di lavoro nel giudizio di inidoneità espresso dal medico competente.
Pur rappresentando un elemento tecnico essenziale nella valutazione della compatibilità tra salute e mansione, il parere sanitario non esonera automaticamente l’azienda da responsabilità in caso di licenziamento illegittimo.
Il datore di lavoro deve infatti dimostrare di aver effettuato tutte le verifiche e le misure organizzative ragionevolmente esigibili, incluse eventuali soluzioni alternative al recesso.
La decisione ribadisce che il giudizio medico non costituisce uno “schermo” automatico rispetto alle conseguenze risarcitorie del licenziamento.
Nelle organizzazioni la scrittura è uno dei principali strumenti di coordinamento del lavoro, ma continua a essere considerata una competenza implicita e spesso sottovalutata.
Mail, report e documenti influenzano direttamente processi, decisioni e relazioni professionali.
Quando la comunicazione scritta è poco chiara o ridondante genera incomprensioni, rallentamenti ed errori evitabili. Scrivere in azienda significa quindi progettare messaggi efficaci e costruire relazioni di lavoro.
Per le Direzioni HR, investire sulla qualità della scrittura rappresenta una leva concreta per migliorare coordinamento, efficienza organizzativa e circolazione della conoscenza.
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione interviene sul tema della responsabilità datoriale nei casi di mobbing verticale.
Pur ribadendo l’obbligo di tutela dell’integrità psicofisica del lavoratore, la Corte chiarisce che non si configura una responsabilità oggettiva dell’azienda per ogni condotta vessatoria posta in essere da un dirigente.
Se il comportamento persecutorio è estraneo all’organizzazione aziendale e l’impresa dimostra di aver esercitato adeguata vigilanza e adottato tempestive misure correttive, la responsabilità può ricadere esclusivamente sull’autore materiale ai sensi dell’art. 2043 c.c.
La decisione offre alle Direzioni HR indicazioni rilevanti in tema di prevenzione, controllo e gestione delle segnalazioni interne.
L’intervista propone una lettura diversa della ristorazione collettiva, spesso associata a precarietà ma caratterizzata da modelli organizzativi più stabili e strutturati.
La stabilità contrattuale, tuttavia, non basta più ad attrarre le nuove generazioni: crescita, formazione, qualità organizzativa e work-life balance diventano leve decisive.
Centrale è anche il ripensamento dello storytelling del settore, per valorizzare le competenze manageriali presenti nei ruoli operativi.
Sullo sfondo, la carenza di personale solleva una questione più ampia di sostenibilità dei servizi essenziali e di responsabilità delle Direzioni HR nel progettare lavoro credibile e duraturo.