ISPER HR Review
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ISSN 3035-4420 - ISPER HR Review
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La pronuncia della Corte di Cassazione affronta il tema del licenziamento per superamento del periodo di comporto nei confronti di un lavoratore disabile.
La questione centrale riguarda la possibilità di ridurre la responsabilità datoriale quando il dipendente non abbia comunicato la propria condizione di salute.
La Corte ha affermato che la natura discriminatoria del licenziamento non consente alcuna attenuazione dell’obbligo risarcitorio, neppure in presenza del silenzio del lavoratore sul proprio stato di salute.
In presenza di elementi che possano costituire un “campanello di allarme”, il datore di lavoro è tenuto ad attivarsi per verificare la situazione nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede.
Per le aziende la decisione evidenzia l’elevato rischio connesso al licenziamento per comporto in presenza di possibili condizioni di disabilità, imponendo verifiche preventive e maggiore cautela nella gestione delle assenze per malattia.
L’articolo riflette sul valore della narrazione condivisa come strumento di coesione, collaborazione e sviluppo della cultura organizzativa.
Attraverso il tema della “scrittura del team”, il contributo mostra come storie, linguaggi e pratiche narrative possano aiutare i gruppi di lavoro a costruire identità comuni, fiducia e capacità di affrontare la complessità.
La scrittura collettiva viene proposta non come esercizio creativo fine a sé stesso, ma come metodologia per far emergere dinamiche relazionali, valorizzare punti di vista differenti e sviluppare creatività condivisa.
Per le Direzioni HR, il lavoro narrativo sui team diventa così uno strumento di governance culturale, utile per rafforzare appartenenza, ascolto e qualità delle relazioni organizzative.
L’ordinanza Cass. n. 11945/2026 affronta una complessa vicenda di molestie sul luogo di lavoro, trasferimento della lavoratrice e obbligo datoriale di protezione ex art. 2087 c.c.
La Corte conferma il rigetto delle domande risarcitorie, valorizzando la reazione organizzativa della società, che, ricevuta la denuncia, aveva disposto l’allontanamento della dipendente dal contesto critico, avviato verifiche interne e promosso un procedimento disciplinare nei confronti del collega.
Il trasferimento, pur problematico sul piano umano e gestionale, non viene qualificato come discriminatorio né come ritorsivo, anche perché richiesto dalla stessa lavoratrice per sottrarsi alle pressioni subite.
La decisione offre così uno spunto importante per le imprese: nei casi di molestie, la tutela non si misura solo sull’esito finale, ma sulla tempestività, proporzionalità e tracciabilità dell’intero percorso gestionale.
L’articolo analizza l’uso delle app di messaggistica nei rapporti di lavoro, alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali.
La Cassazione riconosce le chat aziendali come strumenti di lavoro, utilizzabili anche a fini disciplinari, a condizione che siano rispettati obblighi informativi e normative sulla privacy.
Un caso giurisprudenziale evidenzia inoltre come l’effettiva comunicazione prevalga sul rispetto formale delle procedure.
Il contributo sottolinea l’esigenza per le aziende di definire policy chiare e coerenti, per prevenire contenziosi e garantire una gestione corretta degli strumenti digitali.
Lo storytelling non è solo uno strumento di comunicazione, ma una leva organizzativa capace di rendere visibili valori, scelte e cultura aziendale.
Per le nuove generazioni, sempre più attente alla coerenza tra dichiarazioni e realtà, le storie diventano un elemento decisivo di attrattività.
L’articolo esplora come costruire narrazioni autentiche, capaci di dare voce alle persone e di trasformare l’identità dell’organizzazione in un’esperienza riconoscibile e credibile.