ISPER HR Review
Settimanale sul mondo HR
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ISSN 3035-4420 - ISPER HR Review
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Una recente risposta dell’Agenzia delle Entrate chiarisce l’applicazione del nuovo regime agevolativo per i lavoratori impatriati in presenza di smart working per un datore estero.
La continuità del rapporto con l’azienda straniera non costituisce causa ostativa, purché l’attività sia svolta prevalentemente in Italia.
Il documento conferma inoltre che, in presenza di figli minori residenti nel Paese, il reddito agevolabile può concorrere nella misura ridotta del 40%.
La pronuncia ribadisce l’importanza dei requisiti sostanziali e offre indicazioni operative rilevanti per la gestione fiscale del personale internazionale.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta il tema del licenziamento disciplinare in presenza di condotte che alterano i sistemi di controllo aziendale.
La Corte conferma che la prova può fondarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti, senza necessità di evidenze dirette.
Particolarmente rilevante è il principio secondo cui la neutralizzazione dei sistemi di vigilanza rende consumato il fatto, anche in assenza di uscita del bene dall’azienda.
La decisione ribadisce inoltre che la lesione del vincolo fiduciario prevale sull’entità economica del danno.
Restano aperti, tuttavia, interrogativi sul bilanciamento tra efficacia probatoria e tutela difensiva del lavoratore.
Gli algoritmi non sono mai davvero neutri: riflettono dati, scelte, priorità e talvolta anche distorsioni profonde.
In questo contributo Ruben Razzante esplora il rapporto tra Intelligenza Artificiale, bias e diritti fondamentali, mostrando come l’innovazione possa diventare tanto una leva di sviluppo quanto un fattore di esclusione.
Dalla selezione del personale ai servizi pubblici, il tema tocca da vicino organizzazioni, istituzioni e cittadini.
Sullo sfondo, l’AI Act europeo e la necessità di una governance capace di coniugare efficienza, trasparenza ed equità.
Una riflessione attuale su una delle questioni più decisive del nostro tempo.
L’articolo evidenzia come la difficoltà di attrarre candidati non sia solo economica, ma spesso legata a una debolezza nella narrazione dei ruoli.
Le persone cercano sempre più significato, coerenza e identità nel lavoro, oltre a retribuzione e benefit.
La job description diventa quindi un atto culturale e non solo descrittivo, capace di influenzare percezioni e scelte.
Un approccio narrativo all’employer branding, fondato su autenticità e allineamento tra promessa e realtà, può rafforzare l’attrattività dei ruoli.
Per le HR, la scrittura emerge come leva strategica per connettere bisogni organizzativi e aspettative individuali.
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell’affidamento del datore di lavoro nel giudizio di inidoneità espresso dal medico competente.
Pur rappresentando un elemento tecnico essenziale nella valutazione della compatibilità tra salute e mansione, il parere sanitario non esonera automaticamente l’azienda da responsabilità in caso di licenziamento illegittimo.
Il datore di lavoro deve infatti dimostrare di aver effettuato tutte le verifiche e le misure organizzative ragionevolmente esigibili, incluse eventuali soluzioni alternative al recesso.
La decisione ribadisce che il giudizio medico non costituisce uno “schermo” automatico rispetto alle conseguenze risarcitorie del licenziamento.