Area
Cultura delle Risorse Umane

Topic
Competenze

Sara Loffredi

N° 284

27 maggio 2026

Visualizzazioni 20

Scrivere il team: quando la narrazione diventa strumento di coesione

Il team sulla carta

 Chi lavora nelle risorse umane conosce la sensazione del team che esiste solo sulla carta.

Succede quando i ruoli sono definiti, i processi sono chiari, eppure qualcosa non scorre e le riunioni producono decisioni che non vengono agite, con conflitti che restano latenti.

Le differenze, invece di diventare risorse, si trasformano in attriti silenziosi.

In molti casi si interviene sulla struttura: si ridisegnano i processi, si introducono nuovi strumenti di collaborazione.

Il problema però, spesso, non risiede lì.

Un gruppo di persone diventa un team quando costruisce una storia condivisa: un senso comune di chi siamo, come lavoriamo, verso cosa andiamo.

Senza questa narrazione, anche il team più competente resta una somma di individui e non si trasforma in un gruppo vero, che ha più valore della somma dei singoli.

La storia come infrastruttura invisibile

 Nelle organizzazioni si parla molto di cultura aziendale, e a ragione.

Ma si parla poco dello strumento attraverso cui quella cultura viene trasmessa, sedimentata e rinnovata: la narrazione.

Parlo di storie, che non sono un ornamento della vita organizzativa ma ne sono l'ossatura.

Ogni team ha già una storia, anche se nessuno l'ha mai scritta.

Si trova nelle abitudini informali, nel modo di lavorare, in ciò che si racconta ai nuovi arrivati il primo giorno.

Il problema è che spesso questa narrazione implicita veicola bias, automatismi, gerarchie di valore non dichiarate, visioni del lavoro e delle persone che nessuno ha scelto consapevolmente ma che tutti continuano a riprodurre.

Portare la narrazione alla superficie - renderla esplicita, lavorarci insieme - è un atto di governance culturale.

Non diverso, nella sua sostanza, da quello che accade quando si scrive una buona job description o si ridisegna un processo di onboarding.

Scrivere insieme: che cosa succede

Scrivere una storia collettiva è un'esperienza che sorprende quasi sempre chi la attraversa.

Ci si aspetta solo un esercizio creativo ma si scopre qualcosa di più profondo.

Il processo di co-creazione narrativa mette in moto dinamiche che le riunioni tradizionali non attivano.

Quando si scrive insieme ci si trova a negoziare punti di vista, a cedere la parola, a trovare una voce comune che non appartiene a nessuno in modo esclusivo.

Si sperimentano ruoli nuovi: chi di solito guida impara ad ascoltare, chi di solito tace scopre di avere qualcosa da dire che cambia la storia.

Questo è il cuore della metodologia della narrazione evolutiva: utilizzare simboli e storie provenienti da tempi e luoghi diversi per stimolare la creatività del gruppo e far emergere equilibri interni che normalmente restano nascosti.

Non si tratta di terapia di gruppo, né di gioco.

È un metodo strutturato per lavorare sulla dimensione relazionale del team attraverso uno strumento concreto: il racconto.

Creatività come competenza collettiva

 Nelle organizzazioni la creatività è spesso percepita come una qualità individuale - o si ha o non si ha - oppure come una fase circoscritta del processo innovativo, qualcosa che avviene in sessioni dedicate e poi si esaurisce.

L'approccio narrativo propone una lettura diversa: la creatività è una competenza collettiva, che si allena e si sviluppa nel tempo.

E si allena proprio attraverso il conflitto costruttivo tra punti di vista diversi, che la co-creazione di una storia mette in scena in modo sicuro e guidato.

Quando un team costruisce insieme un racconto, impara qualcosa che va ben oltre la storia prodotta: impara a guardare le sfide con occhi nuovi, a trasformare le differenze in risorse, a trovare soluzioni che nessuno avrebbe immaginato da solo.

Sono esattamente le competenze che servono per affrontare la complessità organizzativa contemporanea.

L'output che resta

Uno degli aspetti più interessanti del percorso narrativo di team è che produce un output concreto: una storia creata e firmata dal gruppo.

Non un report, non un elenco di obiettivi condivisi.

Una storia.

Questo output ha un valore simbolico che non deve essere sottovalutato perché diventa memoria condivisa - qualcosa a cui tornare nei momenti di tensione o di cambiamento, un punto di riferimento che ricorda al team chi ha scelto di essere.

In un contesto in cui le organizzazioni faticano a costruire senso di appartenenza duraturo, avere un patrimonio narrativo proprio è una risorsa rara.

Il ruolo dell'HR come progettista di esperienze

Per la funzione HR, lavorare sulla narrazione del team significa quindi assumere un ruolo diverso da quello tradizionale.

Non si tratta di gestire un processo, ma di progettare un'esperienza: creare le condizioni perché il gruppo possa incontrarsi in modo nuovo, sorprendersi, scoprire risorse che non sapeva di avere.

È un ruolo esigente, che richiede la capacità di facilitare senza dirigere, di stare con il processo anche quando produce risultati inattesi.

Ma è anche uno dei più ricchi, perché porta a contatto con le dinamiche reali della vita organizzativa - quelle che i dati non mostrano e che le riunioni raramente mettono a fuoco.

Alla fine del percorso, il team è ancora sulla carta.

Ma questa volta sono le persone che ne fanno parte ad averla scritta.

Sperimentare il metodo

Per chi desidera approfondire tutti questi aspetti in modo concreto, ISPER propone “Dentro le Parole - The ISPER Experience”: un ciclo di laboratori gratuiti, online, pensati per far sperimentare in prima persona come la scrittura possa diventare una leva di chiarezza, coordinamento e cultura organizzativa.

Il quarto incontro del 30 giugno, Scrivere il team, è dedicato ad utilizzare la scrittura condivisa per allenare ascolto, fiducia e creatività, generando coesione e nuove connessioni tra le persone.


Tratto da "Personale e Lavoro" Rivista di cultura delle Risorse Umane - n° 689 - Giugno 2026” - Uno dei servizi dell'Abbonamento ISPER

Immagine di apertura: elaborazione su Immagine generata con ChatGPT
Frecce: elaborazione su foto di Veronica Bosley da Pixabay