Area
Certificazione Academy

Topic
Certificazione Academy

Massimiliano Fiorelli

N° 17

11 febbraio 2026

Visualizzazioni 132

L’Academy come processo continuo di apprendimento organizzativo

Intervista a Massimiliano Fiorelli, Head of Corporate Academy di Modula

Quando si parla di Academy aziendali, il rischio più frequente è quello di ridurle a un insieme di corsi o a una piattaforma tecnologica.

L’esperienza di chi opera quotidianamente nella gestione dell’apprendimento in contesti industriali complessi restituisce invece un quadro molto più articolato, in cui la formazione diventa un processo continuo, strettamente intrecciato con l’organizzazione del lavoro, con l’evoluzione delle competenze e con la capacità dell’azienda di mantenere coerenza e qualità nel tempo.

Ne abbiamo parlato con Massimiliano Fiorelli, Head of Corporate Academy di Modula Spa.

La vostra Academy nasce in modo tradizionale e poi evolve profondamente. Quali elementi vi hanno portato a rimetterne in discussione l’impostazione iniziale?

All’inizio la nostra Academy era strutturata come molte altre: una piattaforma LMS, un catalogo di corsi, contenuti resi disponibili alle persone.

Dal punto di vista formale il sistema funzionava, ma entrando nel merito dell’utilizzo reale è emerso rapidamente che qualcosa non tornava.

Il nostro è un contesto fortemente operativo, in cui le persone sono impegnate quotidianamente su attività concrete, spesso con tempi molto stretti.

In questo scenario, la formazione rischia di essere percepita come qualcosa di esterno al lavoro, soprattutto quando è decisa da altri e non immediatamente collegata ai problemi reali che le persone affrontano.

Analizzando i dati di fruizione e confrontandoci con i partecipanti, ci siamo resi conto che il modello basato sul catalogo non intercettava davvero i bisogni dell’organizzazione.

Non era tanto un problema di qualità dei contenuti, quanto di distanza tra l’offerta formativa e il contesto in cui le persone operano.

Da qui è nata una riflessione più profonda, che ci ha portato a rivedere radicalmente il ruolo dell’Academy.

Abbiamo iniziato a considerarla non più come un insieme di iniziative, ma come un processo che attraversa l’organizzazione.

Un processo che non ha un inizio e una fine definiti, ma che deve essere continuamente alimentato.

Ogni cambiamento tecnologico, ogni evoluzione dei prodotti, ogni modifica organizzativa genera inevitabilmente nuovi bisogni di apprendimento.

In questo senso l’Academy diventa una sorta di infrastruttura invisibile, che accompagna l’organizzazione nel tempo e ne sostiene la capacità di adattamento.

Un altro aspetto rilevante è che, nel nostro caso, l’Academy non riguarda solo le persone interne.

Una parte significativa della formazione è rivolta anche a soggetti esterni, come partner e tecnici che operano per nostro conto.

Questo rende ancora più evidente la necessità di un sistema di apprendimento solido, coerente e continuamente aggiornato, capace di garantire standard omogenei anche al di fuori dei confini aziendali.

In questa fase di evoluzione è stato fondamentale accettare che l’Academy non potesse essere governata con logiche esclusivamente progettuali.

Non si trattava di “costruire” qualcosa e poi mantenerla invariata, ma di accompagnare un processo che cambia insieme all’organizzazione.

Questo ha richiesto anche un cambio di aspettativa: smettere di cercare una soluzione definitiva e iniziare a lavorare per aggiustamenti successivi.

Nel tempo è diventato evidente che l’Academy funziona quando riesce a stare dentro le dinamiche quotidiane dell’organizzazione.

Questo significa osservare con attenzione dove le persone incontrano difficoltà, dove si generano errori ricorrenti, dove emergono domande che tornano nel tempo.

Sono segnali che indicano non solo un bisogno formativo, ma anche un possibile disallineamento tra ciò che l’organizzazione chiede e ciò che le persone sono messe nelle condizioni di fare.

In questo senso l’Academy diventa anche uno strumento di lettura dell’organizzazione, non solo di sviluppo delle competenze.

Questo cambio di prospettiva ha inciso molto sul modo di progettare la formazione e sul ruolo del formatore. In che modo?

Ha inciso in modo profondo.

A un certo punto è diventato chiaro che il formatore non può limitarsi a produrre contenuti o a trasferire conoscenze.

Il suo ruolo è molto più complesso e delicato.

Si colloca esattamente nel mezzo tra chi genera il contenuto - spesso figure tecniche molto specializzate - e chi deve utilizzarlo nel lavoro quotidiano.

Questo significa saper tradurre linguaggi diversi, comprendere il contesto operativo e progettare esperienze di apprendimento che abbiano senso per chi le vive.

Un passaggio chiave è stato riconoscere che l’apprendimento adulto non è uniforme.

Le persone attraversano fasi diverse.

Quando una competenza è assente o poco strutturata, è necessario un accompagnamento forte, un supporto guidato che aiuti a costruire le basi.

In questa fase un approccio più pedagogico è inevitabile.

Con il crescere della competenza, però, questa guida rischia di diventare un limite.

Le persone iniziano a voler sperimentare, confrontarsi, applicare quanto appreso in autonomia, mettendolo alla prova in situazioni reali.

In una fase ancora più avanzata, il ruolo del formatore cambia ulteriormente.

Non scompare, ma si trasforma in quello di orientatore.

Diventa qualcuno che aiuta a leggere l’esperienza, a riflettere sugli errori, a collegare ciò che accade nel lavoro quotidiano a un apprendimento più consapevole.

In questo senso l’azione stessa diventa parte integrante del processo formativo.

Modelli come la tassonomia di Bloom ci hanno aiutato molto a dare struttura a questo ragionamento, perché collegano gli obiettivi formativi ai diversi livelli di competenza.

Non esiste un formato valido per tutto.

Nei primi stadi funzionano meglio approcci più strutturati, mentre nei livelli più avanzati diventano centrali il learning by doing, il confronto tra pari, il lavoro su casi reali.

Questo ha portato a spostare l’attenzione dai corsi agli obiettivi e ai comportamenti attesi.

Che ruolo ha la tecnologia all’interno di questo sistema di apprendimento?

La tecnologia è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

La piattaforma, da sola, non produce apprendimento.

Se non è inserita in un disegno chiaro, rischia di diventare semplicemente un archivio ordinato di contenuti che le persone consultano solo quando sono obbligate.

Nel nostro caso, il valore della tecnologia emerge quando consente di rendere l’apprendimento più vicino al contesto reale di lavoro, riducendo la distanza tra il bisogno e la risposta.

Questo significa, ad esempio, poter distinguere tra contenuti strutturali e aggiornamenti puntuali, evitare di costringere le persone a rifare interi percorsi per intercettare una singola novità, rendere disponibili le informazioni nel momento in cui servono davvero.

È un lavoro di progettazione che richiede attenzione continua, perché ogni scelta tecnologica riflette implicitamente un’idea di apprendimento e di persona.

Quando questa coerenza manca, l’Academy perde efficacia anche se i contenuti sono di qualità.

Nel nostro caso, uno degli aspetti più delicati è stato evitare che la tecnologia diventasse il centro del sistema.

La piattaforma è indispensabile per gestire la complessità, ma non può sostituire il lavoro di progettazione.

Se la tecnologia viene utilizzata senza una chiara intenzione formativa, rischia di trasformarsi in un semplice archivio, ordinato ma poco utilizzato.

Il valore emerge quando la tecnologia consente di ridurre la distanza tra il bisogno e l’accesso alla conoscenza.

Questo significa, ad esempio, rendere disponibili contenuti puntuali nel momento in cui servono, evitare ridondanze, distinguere tra ciò che è strutturale e ciò che è un aggiornamento.

È un lavoro che richiede attenzione continua, perché ogni scelta tecnologica riflette implicitamente un’idea di apprendimento.

Quando questa coerenza viene meno, anche un sistema tecnicamente avanzato perde efficacia.

Come vengono individuati i bisogni formativi e che ruolo giocano feedback e responsabilità organizzativa?

I bisogni formativi emergono sostanzialmente da due logiche diverse.

Da un lato c’è una logica reattiva, che nasce da problemi o urgenze segnalate dai manager.

È una dinamica inevitabile, ma va gestita con attenzione, perché non sempre la formazione è la risposta corretta.

In alcuni casi le cause del problema sono organizzative o di processo, e un intervento formativo rischia di non produrre risultati.

Accanto a questa dimensione reattiva, c’è una logica più strategica, che lavora sull’anticipazione. Ogni cambiamento organizzativo o tecnologico ha un impatto prevedibile sulle competenze.

Integrare la formazione in anticipo significa accompagnare il cambiamento, riducendo il rischio di disallineamenti e aumentando la probabilità che le persone siano pronte ad affrontare nuove situazioni.

Un elemento che nel tempo ha assunto un peso crescente è il tema del feedback.

Non ci limitiamo al gradimento a fine corso, che da solo dice poco.

Raccogliamo riscontri anche nel tempo, coinvolgendo i manager per capire se e come le persone applicano ciò che hanno appreso.

In alcuni casi siamo riusciti a rendere visibili anche gli effetti economici di errori legati a una formazione inadeguata.

Questo tipo di informazioni è fondamentale per migliorare continuamente il sistema.

Gestire l’Academy come processo significa anche assumersi una responsabilità organizzativa precisa.

Non esiste una soluzione definitiva: ogni equilibrio è temporaneo e richiede aggiustamenti continui.

L’Academy funziona quando riesce a intercettare i segnali deboli che emergono dall’organizzazione, come difficoltà operative ricorrenti, domande che tornano, errori che si ripetono.

Questi elementi non sono solo problemi da risolvere, ma informazioni preziose per comprendere dove il sistema di apprendimento deve essere rafforzato.

In definitiva, l’Academy diventa uno strumento che consente di leggere l’organizzazione e di accompagnarne l’evoluzione nel tempo.

Non è un progetto che si conclude, ma un processo che richiede attenzione costante, capacità di adattamento e una visione di medio-lungo periodo.


📣 Scopri se sei certificabile

Vuoi capire se la tua formazione è pronta per essere certificata?

👉 Richiedi informazioni o consulta la nostra pagina dedicata.