Dal mismatch al patto generazionale: perché scuola e impresa devono riprogettare insieme il futuro del lavoro
Rossella Cardinale
Il divario tra scuola e lavoro non può essere interpretato come una semplice distanza tra domanda e offerta.
Per il mondo HR è diventato un nodo strategico, che riguarda competenze, orientamento, attrattività, reputazione e capacità delle organizzazioni di costruire futuro insieme ai giovani.
Dal disallineamento alla corresponsabilità
Quando si parla di mismatch, il rischio è quello di vedere solo una parte del problema: le imprese cercano profili che non trovano, i giovani cercano lavoro e non lo intercettano; e la scuola viene accusata di non preparare abbastanza al mercato.
Ma questa lettura è ormai insufficiente.
Il disallineamento è più profondo ed è relativo a ciò che i percorsi formativi allenano, ciò che i giovani riconoscono come desiderabile e ciò che le imprese sono realmente in grado di offrire in termini di ascolto, crescita, coerenza valoriale e possibilità di apprendimento.
I dati confermano che dobbiamo ampliare la visione.
Secondo Istat, nel 2024 i NEET (giovani che non studiano e non lavorano) tra i 15 e i 29 anni sono il 15,2% della popolazione di riferimento, con un’incidenza più alta tra le giovani donne e una forte frattura territoriale: 10,7% nel Centro-nord e 23,3% nel Mezzogiorno.
Nello stesso anno l’abbandono precoce degli studi tra i 18 e i 24 anni è pari al 9,8%, ancora vicino al benchmark europeo 2030 del 9%.
Il confronto europeo resta critico: l’Italia è seconda nell’UE per incidenza dei NEET, dopo la Romania.
Sono numeri che non parlano solo di fragilità individuali, ma di una perdita di energia sociale, produttiva e progettuale.
La scuola, dunque, non può essere lasciata sola e l’impresa non può intervenire solo a valle, quando il curriculum arriva sul tavolo della selezione.
Serve un passaggio culturale che consenta il passaggio dalla logica dell’iniziativa episodica alla costruzione di una filiera educativa e professionale stabile, capace di accompagnare le scelte, rendere visibili le professioni, allenare competenze trasversali e generare esperienze di orientamento di qualità.
Competenze, desiderio e impatto: che cosa chiedono i giovani
La Generazione Z non entra nel lavoro con le stesse mappe simboliche delle generazioni precedenti.
Non cerca soltanto stabilità o progressione lineare.
Chiede coerenza, trasparenza, possibilità di apprendere, ambienti meno verticali e più capaci di dialogo.
Chiede anche che il lavoro abbia senso, che produca impatto, che non consumi identità ma permetta di esprimerla e svilupparla.
Questo non significa assecondare ogni aspettativa, né idealizzare le nuove generazioni.
Significa piuttosto riconoscere che attrazione, inserimento e retention non dipendono più solo da salario, posizione o brand aziendale.
Dipendono dalla qualità dell’esperienza organizzativa: come si viene accolti, quanto si apprende, quanto si viene ascoltati, quanto sono chiari i criteri di valutazione, quanto l’impresa mantiene ciò che promette.
Anche le esperienze di educazione imprenditoriale mostrano che quando la scuola diventa laboratorio, le competenze crescono.
La ricerca Junior Achievement Italia su circa 1.300 studentesse e studenti evidenzia che i percorsi di imprenditorialità in classe rafforzano orientamento, pensiero critico e competenze digitali; in particolare il 67% delle ragazze registra un miglioramento significativo nelle competenze digitali, circa dieci punti in più rispetto ai coetanei maschi.
È un dato importante perché contraddice stereotipi ancora persistenti e mostra che le competenze non sono innate, ma si allenano, se l’ambiente le rende possibili.
Preparare i giovani al lavoro e preparare il lavoro ad accogliere i giovani
Per le direzioni HR, il tema scuola-lavoro non può più essere considerato periferico, reputazionale o solo legato alla responsabilità sociale.
È una leva di competitività.
In un contesto segnato da calo demografico, difficoltà di reperimento delle competenze e trasformazioni tecnologiche rapide, costruire alleanze con scuole, università, associazioni e territori significa investire sul capitale umano prima ancora che diventi candidato.
In questa direzione si sta muovendo il Manifesto per la Scuola promosso da AIDP (Associazione Italiana Direzione del Personale) e Forum della Meritocrazia, con l’obiettivo di mettere al centro giovani, orientamento qualificato, soft skill, percorsi PCTO di qualità, valorizzazione delle esperienze extracurriculari, community di alunni e reti tra scuole, imprese, istituzioni e associazioni.
La parola chiave è corresponsabilità, perché nessun attore può risolvere da solo un problema sistemico, ma ciascuno può contribuire a costruire condizioni più eque e misurabili.
In questa prospettiva, parlare di co-intelligenze è un atto necessario a mettere in relazione intelligenze diverse: quelle dei giovani e degli adulti, della scuola e dell’impresa, delle competenze tecniche e delle competenze emotive, delle aspettative individuali e delle necessità organizzative.
Il patto generazionale nasce quando queste differenze non vengono interpretate come mancanze, ma trasformate in dialogo, progettazione e apprendimento reciproco.
La sfida quindi per l’HR, è concreta: progettare orientamento non come presentazione aziendale, ma come esperienza; costruire PCTO e stage con obiettivi formativi chiari; attivare mentoring e reverse mentoring; misurare l’impatto delle iniziative; coinvolgere i manager, perché il primo contatto con l’impresa spesso decide la fiducia o la sfiducia dei giovani verso il lavoro organizzato.
Di questi temi si parlerà nel Web Focus ISPER “Co-intelligenze e patto generazionale: nuove alleanze tra impresa, giovani e scuola”, in programma il 10 giugno 2026, dalle 16.30 alle 17.30.
L’incontro intreccerà prospettiva normativa, organizzativa e generazionale con Gaia Marsigli, HR Plant Manager Indena, e Marco Chiesara, avvocato giuslavorista e Senior Partner Lexellent, moderati da Rossella Cardinale.
Un’occasione per spostare il dibattito dal focus sul mismatch alla costruzione di pratiche condivise, scalabili e credibili.
Articolo scritto per "ISPER Prospettive HR" - n° 47 Maggio 2026 - da Rossella Cardinale

